Salvatore Soviero – “Essere corretti non paga. Tanto vale piantare un gran casino”

Fisico imponente, sguardo da duro e un’innata predisposizione a cacciarsi nei guai. A suo modo, Salvatore Soviero, è un fuoriclasse. Nessuno riesce a farsi odiare e, allo stesso tempo, farsi voler bene come sa fare lui. Croce e delizia un po’ per tutti. Preziosa saracinesca per tifosi e compagni di squadra nelle giornate di grazia, manna dal cielo e insieme giustiziere per gli avversari nelle domeniche di black out. Soviero ha sbagliato tante volte in carriera e i suoi errori li ha sempre pagati sino in fondo. Su una cosa, però, ha sempre avuto ragione: «Non sarò mai Zoff». Del Dino nazionale, tralasciando le doti tecniche, non avrà mai il freddo distacco emotivo né, tantomeno, l’eloquio flemmatico.

Salvatore fa parlare per la prima volta di sé, nei modi che tutti gli riconoscono, il 13 dicembre 1999, in una partita di Serie B. Allo stadio Rigamonti si gioca Brescia-Genoa, Soviero difende la porta dei grifoni in una partita tiratissima. La tensione cresce con il passare dei minuti, per i rossoblu è importante vincere e ogni pallone può essere quello decisivo. Così capita che il guardalinee conceda un calcio d’angolo in favore dei lombardi che, a detta del focoso portiere genoano, non esiste. Scene viste e riviste sui campi di tutto il mondo, qualche protesta in faccia all’arbitro, magari un “vaffa” appena sussurrato e poi si torna a giocare. Macché, stavolta non è così. Sasa’ non riesce a farsene una ragione, è convinto di aver subito un’ingiustizia che potrebbe costar cara alla sua squadra, la rabbia monta piano piano fino ad esplodere. Si lascia andare a  dissertazioni decisamente poco ammirevoli circa la mamma del malcapitato assistente, “colpevole” di aver alzato la bandierina nella direzione sbagliata. Le telecamere non si lasciano sfuggire lo sfogo del numero 1 e i microfoni, posizionati subito dietro la porta, non si perdono neanche una parola. I telecronisti, a metà tra lo sconcerto e il divertito, restano in silenzio e così va in diretta il Soviero show con un incipit che è tutto un programma: «Chella latrina ‘e mammeta». Ma è solo l’inizio di 40 secondi di insulti ininterrotti che hanno come bersaglio lo spaventatissimo guardalinee che, nel frattempo, comincia a sudare freddo e guardare fisso qualsiasi cosa non fosse quell’armadio a quattro ante che gli inveiva contro, con tono sempre più aggressivo. Quel Brescia-Genoa finirà 1-0 per gli ospiti e non passerà certo alla storia del calcio, ma la sua invettiva diventerà un vero e proprio cult per gli appassionati che, da quel giorno, impareranno a conoscere quel portiere grosso e irascibile che ogni tanto perde il lume e se la prende con chiunque gli capiti intorno. Tanto che oggi, a più di 10 anni di distanza, quei 40 secondi di ordinaria follia sono ancora cliccatissimi su You Tube con commenti costantemente aggiornati.

Eppure quella non era la prima performance tutta particolare del “portierone” di Nola. Già nel campionato d Serie C1 1996-’97 aveva lasciato intravedere alcune delle sue doti più note. Certo, un inizio soft, nulla a che vedere con quello che combinerà nel corso della sua carriera. Un sottile filo rosso però lega questo episodio alla notte bresciana, ancora una volta a scatenare l’ira funesta di Soviero sarà una bandierina. Si gioca Fermana-Giulianova, Soviero difende la porta dei padroni di casa ma una decisione del guardalinee lo manda su tutte le furie. Tutta la squadra circonda l’assistente e l’arbitro espelle il portiere gialloblu. Lui però, ovviamente, non si calma e continua assieme a tutta la squadra a protestare. Tutti conoscono benissimo il carattere di Sasa’, quando vede il cartellino rosso va su tutte le furie. Allora dalla panchina, un dirigente in giacca e cravatta, corre e raggiunge Soviero abbracciandolo forte da dietro per portarlo via ed evitare la maxi squalifica. Ma una scena del genere ha bisogno di un finale a effetto, per il numero 1 sarebbe troppo banale lasciare il campo scortato da un signore di mezza età che lo riporta a più miti consigli. Detto fatto. Con una mossa da judoka ribalta in una frazione di secondo il dirigente che tentava di placcarlo, lo lascia in terra e senza neanche guardarlo guadagna la via degli spogliatoi mentre si toglie nervosamente la maglia. Niente male, ma il meglio (o il peggio, dipende dai punti di vista) deve ancora arrivare.

La sua perla, la rissa che gli permetterà di registrare il picco di contatti su You Tube e ben cinque mesi di squalifica arriverà qualche anno dopo. Il 17 aprile 2004 tutta Italia si accorge di Salvatore Soviero. Stavolta la combina davvero grossa, la più grossa. Sul neutro del “San Nicola” si gioca Messina-Venezia, Sasa’ ha sulle spalle il numero 90 e comanda la difesa veneta. Già nel primo tempo gli ospiti rimangono in 10, poi, nel secondo tempo, viene concesso un rigore ai siciliani che scatena le proteste degli avversari. Maldonado viene espulso per proteste violente malgrado i tentativi di mettere pace di, udite udite, Soviero. Parisi trasforma, il Messina si porta sul 2-1, a pochi minuti dalla fine il Venezia è rimasto in 9. Sasa’ però ci crede ancora e invita, alla sua maniera, l’arbitro a far riprendere il gioco con maggiore solerzia. La giacchetta nera, però, giudica le sue rimostranze eccessive e gli sventola in faccia il cartellino rosso. Sasa’ si imbestialisce, ma questa volta non ce l’ha con la terra arbitrale, punta dritto la panchina siciliana e scatena tutta la sua rabbia. Il suo obbiettivo è il tecnico messinese Mutti. In cinque minuti si trascina cinque uomini, sferrando calci e pugni. Non servono a nulla i tentativi di fermarlo, continua a picchiare tutto quello che si trova davanti, si getta addosso a Zaniolo,rifila un calcione volante a Lavecchia e anche un addetto alla sicurezza dello stadio rimedia un bel gancio destro dai guantoni del furioso Sasa’. Intanto l’arbitro fischia per tre volte, sperando che Soviero possa sentire la campanella e tornare all’angolo. Morale della favola, l’ha dovuto trascinare nel sottopassaggio il suo d.g.Michele Dal Cin e un poliziotto l’ ha pure ammanettato, prima di finire in uno stanzino.

I motivi del raptus li spiegherà qualche giorno dopo lo stesso Soviero: «Focoso, sono focoso, non ci posso fare nulla, ho sbagliato, ma sono focoso. Non accetto di perdere così, non accetto le sconfitte ingiuste, i soprusi. Mi sono sentito danneggiato e ho reagito in questo modo, ma sono stato provocato da quelli del Messina, mi hanno detto “torna in porta imbecille”, poi hanno continuato a dire “Hai finito di fare il fenomeno? Tanto ormai l’hai presa in quel posto ed è giusto che retrocedi in C1″. Certo, ho perso la testa a 30 anni, non è bello». Proprio per questo non si è mai preso tutte le colpe di quella assurda rissa da far west: «Mi sono diretto verso Mutti, ma ce l’ avevo con tutti. Ho esagerato, l’hanno visto tutti. Mi dispiace ma chi sotto questo cielo non fa errori? Non mi voglio discolpare del tutto, perché, a detta di tutti i miei compagni, Palanca è stato ingiusto con noi. Il casino l’ha creato lui». All’indomani del fattaccio già si preoccupava delle sanzioni: «Mi daranno sei mesi di squalifica? Che ne so io? Tanto vale allora doparsi in questo calcio, visto che dopo tre mesi sei di nuovo in campo. Spero che con me non calchino la mano». Speranze vane, il giudice sportivo gli darà cinque mesi.

A questo punto, dopo una vita passata tra i campi ci B e C e con una stangata del genere, la carriera di Soviero sembra giunta al capolinea. Invece in estate lo chiamerà la Reggina di Walter Mazzarri per offrirgli la grande occasione di giocare finalmente in Serie A. Sasa’ finisce di scontare la squalifica ma quando torna a disposizione è chiuso da Pavarini. Il grande dio del calcio però si ricorda di essere in debito con quel portiere boxeur e gli concede la grande opportunità. Proprio a Messina si infortuna Pavarini e Mazzarri decide di puntare su Soviero per la domenica successiva. Sasa’ farà il suo esordio in Serie A, sotto la curva sud del “Granillo”, contro la Juventus capolista e con lo scudetto sul petto. Sa benissimo che è l’occasione della vita e non fa nulla per nasconderlo il giorno prima della partita: «Inizio una nuova vita. Tu guarda il destino, il Messina rischiava di chiudere la mia carriera e una settimana fa l’ha fatta ricominciare. Non farò male a una mosca, ma immaginatevi come sto, ho una voglia incredibile di dimostrare il mio valore. È triste passare per l’unico male del calcio italiano». Un vero guerriero, Salvatore: «Dovranno vedersela con me, mica il signor Soviero è mai partito sconfitto in vita sua. Vuoi mettere Soviero che torna e batte la Juve, mi immagino già i titoli dei giornali». Questa volta avrà ragione lui, tornerà e batterà la Juve, 2-1. I titoli dei giornali e i cori dei tifosi per una volta lo esalteranno e lo porteranno in trionfo. Tutti per lo stesso motivo. Ma in una serata del genere, Sasa’ non può non metterci lo zampino, le parate non gli bastano per essere ricordato. Allora dopo essersi beccato un giallo per perdita di tempo e qualche rimbrotto da Dal Piero, come se sapesse che la regia televisiva avesse appena stretto su di lui un primissimo piano, porta dolcemente il suo indice all’orecchio e sventola il suo lobo sinistro guardando fisso il numero 10 bianconero. Il gesto è eloquente e non sembra aver bisogno di ulteriori spiegazioni, lui però è uno scrupoloso e allora arriva il suo labiale a dissipare qualsiasi dubbio possibile: «Ricchione». La pagella del Corriere della Sera fotografa alla perfezione la sua prova: «Soviero irascibile ma impeccabile – Voto 6,5: La serie A conosciuta ad anni 31. Qualche uscita a vuoto, qualche buona parata a terra, una strepitosa respinta su Emerson. È pure fortunato: quando Zalayeta lo supera la palla sbatte sul palo. Un buon esordio macchiato nel finale dal brutto carattere».

Quella alla Reggina resterà la sua unica stagione in A, ma il portiere di Nola con il vizio di uscire a pugni chiusi troppo fuori dall’area di rigore ci regalerà ancora una chicca. L’ultima risale al marzo 2009, si gioca a Potenzae Soviero è il portiere della Juve Stabia. Lui, idolo dei suoi tifosi, è spesso oggetto di provocazioni da parte degli ultras di mezza Italia. Tanto che cominciano a piovergli addosso palle di neve, che provocano la sua reazione. A questo punto il patron del Potenza si avvicina a Soviero e gli dice di non lamentarsi. Sasa’ non riesce a starsene buono e reagisce tanto che nel parapiglia il presidente finisce a terra e la partita viene sospesa per cinque minuti. Lui però non si è mai pentito di niente, anzi va orgoglioso di tutto quello che ha fatto: «Scommetteteci, rifarei tutto. Dal Messina, dove fui provocato, a Del Piero; dal guardalinee che non ne indovinava una al dirigente della Fermana. Andate su You Tube e vedrete tutte le mie bravate. Essere corretti non paga, tanto vale piantare un gran casino, almeno ti sei tolto lo sfizio. Sono un personaggio che, quando denuncia, viene trattato da delinquente. Mi sono arrivati da Potenza messaggi chiari sul cellulare. Frasi tipo “…mangiati le polpette e prendi gol… il versamento è stato fatto, non ci deludere…”. Ho subito chiamato la società e l’Ufficio indagini. Le palle di neve fanno male, ma non interessa a nessuno, fa comodo dire che sono il solito piantagrane, più tempo passa e più mi convinco che fare la persona per bene serve a poco. Rifarei tutto».

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