Giulio Nuciari – Quando battere i record diventa imbarazzante

Se finire a difendere la porta di una squadra di calcio è il risultato di una vocazione, essere relegato in panchina porta con sé un’intima condanna. Ossia la consapevolezza che a decidere il proprio ingresso non saranno tanto i meriti personali, quanto gli infortuni altrui. Nessun turnover, nessun cambio in corsa, nessun allenatore che ti fa scaldare nella speranza che tu possa cambiare la partita. Così, se chi sulle spalle porta il numero 1 è bravo sul serio, il rischio per il proprietario della zavorra numero 12 è quello di invecchiare a bagnomaria a poco meno di 10 metri dal rettangolo di gioco. E Giulio Nuciari ne sa qualcosa. Sì perché in 17 anni di carriera il portiere veneto ha stabilito un record tanto commovente quanto feroce. Per 333 volte, infatti, Nuciari si è dovuto accontentare di osservare dalla panchina i suoi compagni intenti a scrivere qualche pagina della storia della Serie A. Poco male, visto che nelle uniche 17 volte che è stato tirato in ballo Giulio ha fatto mettere le mani nei capelli ai propri tifosi, ha stampato un sorriso sulla bocca degli ultras avversari e ha riempito da solo intere puntate degli show della Gialappa’s.

E dire che il suo ballo delle debuttanti nella massima serie aveva lasciato sperare in cammino sotto la luce dei riflettori. È l’11 settembre del 1983 quando Nuciari scende in campo ad Avellino per difendere i legni del Milan. Esattamente lo stesso giorno in cui Walter Zenga, a Milano, vestiva per la prima volta la maglia dell’Inter. Quel giorno, però, non andò di lusso a nessuno dei due. La Sampdoria di Francis buca due volte la porta nerazzurra, mentre in Irpinia i rossoneri vengono travolti dai padroni di casa con un rumoroso 4-0. Nuciari non commette errori ma la sua stella, per qualcuno, è già spenta. “Io e Zenga  abbiamo cominciato lo stesso giorno – ha raccontato Nuciari qualche anno dopo – eppure le critiche furono tutte per me. Un vero massacro. Sullo slancio di una scelta già fatta mi confermarono per altre 4 gare ma non riuscii a liberarmi di quel peccato originale. Castagner a un certo punto mi sostituì col bravissimo Piotti. Mi disse che lo faceva “perché non mi bruciassi”. Non sono mai più rientrato in squadra. A Walter, invece, diedero fiducia. In questo modo lui è diventato Zenga, e io sono diventato Nuciari, portiere di riserva”.

Così, per rivedere in campo l’eterno secondo, bisogna aspettare la primavera del 1987, quando Berlusconidecise di sostituire il “Barone” Liedholm con un “giovane” Fabio Capello. La stima fra il nuovo tecnico e il numero 12 c’è e si vede, al resto ci pensa un’uscita precipitosa in allenamento che procura a Giovanni Galli lo stiramento del legamento collaterale del ginocchio destro. Il risultato? Nuciari viene schierato titolare fra i pali per 4 gare di campionato consecutive. Quasi un record per lui. Giulio ricambia la fiducia di Capello con prestazioni pulite, senza sbavature. Il Milan vince e piega anche la Sampdoria nello spareggio che vale la Uefa. Sembra la prima, vera svolta della sua carriera. Ma se un cambio di allenatore l’aveva promosso, un’altra staffetta in panchina lo condanna di nuovo.

A fine stagione Capello si tira indietro e lascia la cabina di comando dei rossoneri ad Arrigo Sacchi. Il Milan va come un treno e visto che squadra che vince non si cambia Giulio rimane a cuocersi fra le riserve. Senza neanche una presenza. Nelle ultime 4 giornate il Napoli si suicida, portando a casa solo 1 punto sugli 8 disponibili. I lombardi ne approfittano inanellando una serie di vittorie che li porta in testa alla classifica. A 90 minuti dalla fine, con i partenopei che hanno abdicato da soli alla volata a due, il risultato del campionato sembra già scritto. Soprattutto perché la squadra di Sacchi deve far visita a un Como già salvo e battuto all’andata con un rotondo 5-0. Gullit dice di non essere tranquillo, Sacchi di voler concedere qualche minuto di gloria anche a Nuciari. “Se lo merita – dice il mister – speriamo che la partita ce lo permetta. Non è una frase fatta, penso sul serio che quella contro il Como sia la partita più difficile dell’anno. In 90 minuti ci giochiamo tutta una stagione”. E forse Sacchi ha anche ragione. Il Milan sbuffa, stenta, non convince. Giulio non si toglie neanche la tuta, osserva l’1 a 1 finale sotto i baffi neri. Alla fine parteciperà alla festa scudetto senza mai essere sceso in campo.

Dopo il tricolore, però, Nuciari decide di fare le valigie e salutare Milano. Ma non si sposta più di tanto. Si accasa al Monza, in Serie B. Tanto per non perdere la mano. Una discreta stagione fra i cadetti gli regala le chiavi della porta della Sampdoria. Anche se solo di quella sul retro. Per sette stagioni, infatti, il portiere di Piovene Rocchette sarà il vice-Pagliuca. Nei primi 3 anni porta in cascina solo 2 presenze. Poi, nel 1992-1993 ecco la svolta. A gennaio, durante la prima giornata di ritorno contro la Lazio, Pagliuca si fa espellere per proteste. La domenica successiva, contro l’Ancona, tocca a Nuciari. Il 3-1 finale in favore dei blucerchiati è merito anche dei buoni interventi del numero 12 che, naturalmente, torna subito ad accomodarsi in panchina. Almeno fino al 10 maggio del 1993. Come tutti i lunedì pomeriggio Gianluca Pagliuca imbocca l’autostrada Genova-Livorno per tornare a casa sua, a Bologna. La sua corsa, però, finisce una manciata i chilometri dopo il Capoluogo ligure. La sua Porsche è sulla corsia di sorpasso, un tir non se ne accorge e lo stringe. Pagliuca pigia forte sul freno e centra il guard rail. La macchina si cappotta e rotola per 200 metri. L’airbag gli salva la vita, una frattura scomposta alla clavicola sinistra gli toglie la porta per il resto della stagione. E qui rientra in scena Nuciari. Toccherà a lui, infatti, mantenere immacolata la porta della Samp nelle ultime 4 giornate, decisive per la qualificazione Uefa.

Un po’ la tensione, un po’ la ruggine seguita al lungo periodo di inattività forzata, fatto sta che il numero 1 per caso si trasforma da saracinesca a colabrodo. Nella quartultima giornata la Samp fa visita al Foggia di Zeman. Passano solo 3 minuti dal fischio dell’arbitro che Lanna passa indietro verso Nuciari. Il portiere carica il sinistro per il rilancio ma trova solo l’aria. Kolivanov è a pochi passi, guarda incredulo il portiere e appoggia in porta per l’1-0. La Samp prova a reagire ma Mancini sbaglia troppo sotto porta. Il buon Nuciari si trova spesso da solo contro gli attaccanti pugliesi e si supera con una serie di interventi che inchiodano il risultato. Purtroppo si tratta solo dell’1-0 per i padroni di casa. E visto che, a volte, il destino sa essere molto cinico, dopo la papera Giulio è costretto anche a sottoporsi all’esame antidoping.

Ma se contro la Juve, nonostante il pareggio finale, Nuciari riesce a non commettere errori, alla penultima di campionato, contro la Roma, ecco che portiere ne combina un’altra delle sue.  Minuto 74, la Samp è in vantaggio grazie ad una rete di Invernizzi siglata al 43’ del primo tempo. Solito retropassaggio verso il portiere, Nuciari calcola la traiettoria e spara su Ivano Bonetti. La palla carambola sui piedi di Carnevale che spinge in rete il pareggio. Alla fine sarà un 2-2 (gol al 77’ di Rizzitelli e all’89’ di Mancini su rigore) che peserà come un macigno sulle spalle dei liguri. La qualificazione europea, infatti, si deciderà in casa del Brescia, a caccia di punti salvezza nell’ultima di campionato. E in Lombardia non c’è storia. Le “Rondinelle” si impongono con un pesante 3 a 1 buono sia per garantire la salvezza al Brescia, sia per consegnare l’ultimo posto Uefa al Cagliari. Una delusione amplificata dalla stampa che, in quelle settimane, l’aveva gridato chiaramente: “Una constatazione va fatta – scriveva la Stampa – senza l’incidente a Pagliuca la Samp sarebbe già in Europa”.

Insieme a quello sulla coppa, cala il sipario anche sulla carriera dell’eterno numero 12. Lo aspetta un futuro da preparatore dei portieri di Sampdoria, Milan, Cagliari, Ternana, Lazio e Inter. Nuciari, però, spera anche in qualcosa di più. “Mi piacerebbe fare l’allenatore – confessa – ho passato tanti anni insieme a mostri sacri come Liedholm e Sacchi, Castagner e Boskov. Invece di stare con l’orecchio alla radiolina li ho studiati. Credo di avergli rubato i segreti del mestiere”. E l’occasione della vita bussa alla sua porta nel 2001. In Serie B inCagliari naviga nelle acque tempestose della bassissima classifica. Il presidente Cellino decide di chiudere la pota in faccia all’allenatore Antonio Sala e di aprirla al preparatore dei portieri Giulio Nuciari. Il cambio in sella, però, non dà i risultati sperati e il 17 dicembre 2001, in seguito alla sconfitta di Cosenza, Nuciari viene esonerato dopo soli 2 mesi con un bottino di 2 vittorie, 3 sconfitte e altrettanti pareggi.

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